04 Settembre 2010
Associazione Culturale "Formia ´83"

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la storia
Storie ed origini di Formia a cura di Salvatore Valeriano
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La denominazione "Formia" deriva dal greco, "sono ancorato". Secondo Strabone questa città era così chiamata perché costituiva un sicuro approdo per le navi; secondo Festo, invece, "perché vi erano qui presso molte e sicure stazioni donde partivano i naviganti".
Sin dall´antichità Formia é stata un importante centro: lo attestano i diversi tratti di mura megalitiche preromane e i numerosi avanzi e reperti di epoca romana esistenti nel suo territorio. Pasquale Mattej, studioso di storia locale in uno scritto del 1845, afferma che "Formia esisteva avanti la distruzione di Troia, facendone menzione Omero nella sua Odissea"; aggiunge che la città fu abitata da gente bellicosa ed ebbe Governo indipendente.
Nel 336 a.C., sotto i consoli L.Furio Camillo e C.Menio, ricevette il diritto della cittadinanza senza suffragio, perché non si era associata ai Latini ed ai Campani, ribelli contro Roma, ed aveva mantenuta libera e sicura la strada al passaggio dell´esercito romano, come si legge nelle opere di Livio, Velleio e Festo. Formia poté, quindi, divenire amica e cofederata di Roma tanto che, come premio per la sua condotta favorevole ai romani, nel 190 a.C. ricevette la piena cittadinanza romana e fu aggregata alla tribu Emila. Dopo la distruzione di Ausona, Minturnae e Vescia, avvenuta nel 314 a.C., ad opera dei consoli M. Poetelio e C. Sulpicio Longo, Formia vide ingrandito il suo territorio a spese della distrutta città di Ausona. In seguito essa divenne Prefettura, Colonia, Municipio. In una iscrizione trovata a Formia, infatti, essA é chiamata <>. Continuò nel suo splendore anche al tempo degli Imperatori romani, fino alla caduta dell´impero. Fu luogo di soggiorno per la nobiltà e la classe politica romana; i Mamurra ne possedevano gran parte del territorio, Cicerone vi fece edificare una sontuosa villa.
Oltre ad avere un teatro, ed un anfiteatro, essa era adorna di templi bellissimi, tra i quali uno dedicato a Giove, un altro ad Apollo ed un terzo a Venere Afrodisiaca come si rileva da alcune iscrizioni, riportate dal Grutero e dal Muratori. Comunemente i Cristiani eregevano i loreo templi sugli avanzi di quelli pagani, come sembra confermato anche da resti di colonne esistenti nella parte sottostante alla cripta della Chiesa di S.Erasmo. Dopo la caduta dell´Impero Romano, Formia come gran parte delle città costiere dell´Italia Meridionale si organizzo secondo lo schema governativo dell´Impero Bizantino, cosicché la ritroviamo amministrata da "Ypathos" nel periodo in cui cominciò ad essere devastata dai Saraceni. Subì le prime devastazioni all´inzio del VI sec. ad opera dei Goti e nell´anno 573 per mano dei Longobardi, i quali distrussero tutto il territorio circostante tanto che il Papa S. Gregorio Magno, per sopperire all´impoverimento della DIOCESI Formiana, su richiesta del Vescovo Bacauda, con lettera inviata a questi il10 settembre 590, decise di unire ad essa la Diocesi di Minturno rimasta quasi priva di fedeli. E´ opportuno, a questo punto, ricordare che precise testimonianze archeologiche della presenza longobarda a Formia sono state trovate nella Chiesa di S. Erasmo a Castellone nel corso di lavori di restauro. L´istituzione del Vescovato a Formia, é, certamente, assai antica e, forse, già nei primi anni del Cristianesimo esistevano nella città luoghi di culto. Dal manoscritto inedito del Riccardelli sulla Chiesa Formiana, si apprende che il primo Vescovo di questa città fu S. Eutimio, nominato, forse, dallo stesso Principe degli Apostoli, S. Pietro. La sede vescovile rimase a Formia sino al 760, anno in cui Giovanni II, Vescovo della città, si rinchiuse nel castello di Gaeta, a causa delle continue incursioni saracene sul litorale formiano. Già in precedenza i Formiani si erano rifugiati a Gaeta, in seguito agli assalti degli Unni, Goti, ed Ostrogoti. I Saraceni avevano cominciato a devastare il territorio formiano intorno alla metà del VII secolo e le loro incursioni si protassero sino al 916, quando furono definitivamente sconfitti nella memorabile battaglia del Garigliano.
Scacciati gli Arabi, però, la sede vescovile rimaneva a Gaeta, ove si era trasferita gran parte della popolazione,i notabili, il clero e lo stesso Ipata della città. Ivi i Formiani continuarono ad esercitare l´attività commerciale. Nonostante ciò, Formia, come centro abitato, non scomparve nè scomparve il suo nome, come si può rilevare da numerosi documenti riportati nel C.D.C. e da quelli conservati nell´A.D.G.. Lentamente la città riprendeva vita e si sviluppava attorno ai due rioni di Mola e di Castellone, che, nel XIII e XIV secolo, venivano fortificati. Dal " Cronicon Suessanum " sappiamo che nella metà del XIII secolo si verificarono nel territorio formiano due cataclismi: un maremoto nel 1257 e un terremoto nel 1258. L´Autore del "Cronicon" precisa che il mare dopo essersi ritirato, per un lungo tratto, dal golfo di Gaeta, per circa un´ora, si riversò, poi, rovinosamente sulla costa. Il terremoto si ripetè nella stessa zona e con la stessa violenza il 4 settembre 1293. Circa un secolo dopo, nel maggio 1347, Formia subì l´attacco del Conte di Fondi, che, alla guida di 500 soldati e 2000 fanti, la distrusse. Nel rione Castellone esisteva un monastero: esso, secondo quanto è riportato in un manoscritto del 1779, conservato nell´A.D.G., risale all´ottavo secolo ed apparteneva inizialmente ai Benedettini, chiamati anche "P.P. Neri ".
Successivamente il Papa Innocenzo VIII, in seguito anche alle pressioni del Duca delle Calabrie, Alfonso d´Aragona, lo affidò alla congregazione di Monte Oliveto, come risulta da un "breve" del 12 dicembre 1491. Il re Ferdinando diede la sua approvazione con decreto del 7 marzo 1492. Particolarmente interessanti per la storia di Formia e dei suoi abitanti sono alcune vicende connesse alla vita del Monastero. L´Abate del Cenobio, quando questo era affidato ai Benedettini, esercitava sugli abitanti di Castellone potere temporale oltre che spirituale, per cui i cittadini erano considerati vassalli e sudditi della comunità monastica. Nelle principali solennità dell´anno si dovevano presentare all´Abate e in segno di fedeltà, baciargli la mano ed offrirgli tributi come prova di vassallaggio.Nel 1503, il territorio formiano fu teatro di scontri tra Francesi e Spagnoli. Questi erano comandati da Consalvo di Cordova,che, il 1° luglio 1503, cingeva d´assedio Gaeta e poneva la sua base a Castellone. Dopo alterne vicende, egli il 29 dicembre dello stesso anno sconfiggeva a Mola i Francesi, entrando vittoriosamente a Gaeta, il 3 gennaio 1504. In una pergamena dell´Archivio del Monastero di S. Erasmo, della quale purtroppo ci rimane solo il regesto, erano menzionate agevolazioni fatte al Monastero da parte di Consalvo di Cordova <Il Re Vittorio Emanuele II, aderendo a tale petizione, decretò (13 marzo 1862): "Al nome attuale di Mola e Castellone è sostituito quello di Formia ", vetusto e glorioso.
Ricerca a cura di : Salvatore Valeriano


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